#boycottmalainformazione

Due indizi fanno una prova.

Il web a volte sembra un tribunale,una gogna mediatica,un flusso che non si ferma mai. Succede,che avvenimenti vengano trasmessi e trasformati senza concedersi il beneficio del dubbio. Manipolare la cronaca e trasformala in ideologia  è sicuramente una procedura ad impatto sul lettore,debole. Vogliamo parlare dell’hashtag #boycottdolcegabbana? Elton John lancia sul suo profilo Instagram l’hastag, attaccando gli stilisti dopo che, in una recente intervista sul settimanale “Panorama”, Domenico Dolce si era detto contrario ai figli nati da madri surrogate.Tra Twitter, Instagram e Facebook esplode la polemica. L’ossessione dei 140 caratteri di twitter non porta da nessuna parte.Il boicottaggio,individuale o collettivo,isola ostacola e modifica l’attività di una persona, o quella di un gruppo di persone.

Era già accaduto con Oliviero Toscani e la sua campagna per sensibilizzare il problema dell’anoressia per il marchio “Nolita” o la vicenda che ha coinvolto Barilla che aveva detto no alle coppie gay nei suoi spot innescando una tale polemica e un boicottaggio che lo aveva poi costretto a scusarsi. Oltre che a tali fini moralizzatori l’azione di boicottaggio può essere posta in anche a scopi economici.Diatribe omosessuali che servono solo a fare pubblicità ai contendenti? A voi la scelta.

Raffaela Russo

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