Slenderman: la storia.

Questa storia ha inizio nel 2009, quando un fotografo (Eric Knudsen) partecipando ad un concorso, ritoccò alcune foto inserendovi una misteriosa figura: Slenderman.

Le foto ebbero un tale impatto sulla giuria che ricevettero il primo premio.

Ma cosa raffiguravano realmente? Una creatura oscura, il cui corpo è composto da tentacoli o lunghe braccia e un viso caratterizzato dall’assenza di naso,bocca e occhi.

Le foto,rigorosamente in bianco e nero, per mezzo degli internauti, crebbero di importanza a tal punto che venne a crearsi una leggenda.

Si racconta che nei luoghi frequentati da Slenderman si verificassero sparizioni di bambini.

Ovviamente,trattandosi di una leggenda recente, risulta poco credibile che questa figura e gli spaventosi avvenimenti che segnano la sua comparsa possano essere reali.

Tuttavia è sempre il mondo del marketing a muoversi per primo, e, a seguire, le industrie di videogames e cinema.

Il videogioco indipendente “Slender: The Eight Pages” ha colto al balzo l’occasione di sfruttare un nuovo elemento di paura, con tanto di pubblicità fatta da youtubers italiani (uno su tutti Favij).

Secondo il New York Times e Variety, la Sony Pictures sarebbe in trattative per produrre e distribuire un film su Slenderman ,cogliendo la ghiotta occasione di sfruttare un personaggio nuovo e in grado di creare scalpore specialmente tra un pubblico più giovane, facilmente suscettibile dunque, un po’ come accadde tanti anni fa con un altro film che sconvolse il mondo creando un’ aura di mistero attorno alla veridicità dei fatti, ovvero “The blair witch project”.

Bisognerebbe preoccuparsi delle conseguenze, specialmente nella società americana, di film basati su false storie come questa.

Basti pensare che nel 2014, in Wisconsin, due adolescenti uccisero con 19 coltellate una compagna con l’intenzione di sacrificarla allo Slanderman perché realmente convinte della sua esistenza.

La paura di qualcosa, di un mostro da cui difendersi, fa parte della natura umana, in costante ricerca di una vittima e attratta da figure misteriose, forti e terribili a cui credere.

Ma insomma a questo Slanderman dobbiamo credere davvero o no?

Nel corso della storia di figure mitologiche simili ne abbiamo traccia nella mitologia tedesca del XVI secolo citato anche da Goethe come quella di un uomo alto che aggirandosi nei boschi rapisce bambini; altri riscontri letterari e raffigurativi li ritroviamo in continente americano e in Scozia e Russia.

Tutto in relazione alle paure e alla vicende di cronaca che costituiscono parte della nascita di questi miti, quasi in relazione alla volontà delle società di giustificare fatti conosciuti con spiegazioni cariche di mistero o prive di senso.
Dunque noi non crediamo a questo personaggio, e voi?

In basso una breve galleria di avvistamenti dello Slenderman.

 

                                                                                           -Armando Castellano-

 

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