RECENSIONE DEL NUOVO ALBUM DI TIZIANO FERRO “IL MESTIERE DELLA VITA”.

di Armando Castellano

A cinque anni di distanza dal precedente album di inediti (“L’amore è una cosa semplice”) torna  Tiziano Ferro. E’ uscito venerdi’ 2 dicembre 2016 “Il mestiere della vita” composto da tredici brani di varia natura ma collegati per gran parte da basi elettroniche: sono presenti ballate, mid-tempo e up-tempo.

Chi attendeva una raccolta più vicina alle sonorità tipiche della musica leggera italiana, che proseguisse il percorso del precedente disco di inediti, potrebbe esserne deluso.

Tiziano Ferro fortunatamente ha deciso di prendere le distanze dallo stampo “Made in Italy” e chissà se inconsciamente il primo pezzo, scritto in collaborazione con Baby K, non parli proprio della frattura con la precedente raccolta.

La “fine di un capitolo”,menzionando le parole presenti nella sopracitata canzone, potrebbe riguardare molte sfaccettature del mondo del cantautore di Latina:

– la chiusura del contratto con la casa discografica Emi nel 2011 (divenuta parte del gruppo “Vivendi Universal” assieme a Universal Music, Warner Music e Sony Music) e la firma di un contratto di collaborazione editoriale con la Sugar di Caterina Caselli;

– la frattura con le sonorità dei due dischi precedenti che erano decisamente più acustici e meno artificiosi, anche se il cantante pontino parla del primo singolo “Potremmo ritornare” come del diretto discendente di “Alla mia età”;

– il cambio di residenza dalla grigia Londra al sole di Los Angeles;

– il ritorno alle abitudini passate di scrivere canzoni di getto e senza avere la pressione delle scadenze contrattuali.

E’ proprio questo il punto fermo di tutte le canzoni.

Ci troviamo di fronte ad una serie di brani coraggiosi e allo stesso tempo intimistici e freschi scaturiti dal contenuto piuttosto vicino a “Rosso Relativo” e “Centoundici” e non mi riferisco alla musica che trascina le parole ma mi riferisco alla composizione: le parole si fanno più personali e vissute rispetto a testi per la maggior parte generici che troviamo in “Alla mia età” e in “L’amore è una cosa semplice”.

E’ qui che sta la differenza con gli altri cantautori italiani: solitamente più passa il tempo e più la scrittura tende a diventare banale e priva di personalizzazione, mentre questo album sembra quasi l’erede del suo secondo lavoro in studio.

In realtà potrebbe essere definito il terzo capitolo della carriera di Tiziano Ferro e non il secondo, come tiene a sottolineare lo stesso Ferro:

– “Rosso Relativo” e “Centoundici” raccoglievano le problematiche sentimentali, psicologiche e fisiche di un ragazzo che si trovava ad un bivio tra l’adolescenza (si, perché secondo recenti studi la fase adolescenziale terminerebbe a 25 anni) e l’età adulta e quella ricerca di identità che caratterizza un po’ tutti alla soglia del quinto anno di scuola superiore;

– “Nessuno è solo” e “Alla mia età” invece sono album di transizione che si discostano dai precedenti per sonorità, pur sempre con qualche richiamo (vedi “Stop dimentica”), ma nei testi restano sulla loro scia;

– “L’amore è una cosa semplice” somiglia a quanto di più simile alla musica leggera italiana, di quella buona ovviamente, da esportazione, ma iniziamo a trovare testi di chi vive domande esistenziali tipiche dei trentenni e Ferro fa più riferimento alla sua generazione che a se stesso;

– Questo è l’album della terza fase, quella della maturità, della consapevolezza e della padronanza delle tempistiche di scrittura e di revisione in studio dei brani, cosa davvero vicinissima a quelle canzoni che lo hanno reso famoso in mezzo mondo.

Ecco cosa rappresenta il nuovo album: il ritorno alla freschezza e all’ ingenuità del passato remoto della discografia del cantautore di Latina.

Iniziando dalla copertina che a detta di chi l’ha realizzata rappresenta il cammino onirico e vissuto di Ferro attraverso le allegorie delle figure presenti: Los Angeles sullo sfondo, un elefante che rappresenta nell’interpretazione dei sogni l’idea di forza (in questo caso si suppone si tratti della forza interiore di Ferro), un aereo che sorvola la città simbolo dei numerosi viaggi del cantante, ad esempio quelli effettuati nel periodo in cui studiava in Messico e prendeva aerei costantemente per restare in pari con gli esami universitari, e molte altre metafore,  la scelta di collaborare e fare da mentore a giovani autori (Emanuele Dabbono su tutti che firma “Valore assoluto”, “Il conforto” e “Lento/veloce”) e quel bisogno di isolarsi dal caos e dallo stress pur restandoci dentro, vedi la scelta di trasferirsi a Los Angeles per proseguire la collaborazione con Michele Canova ,trasferitosi lì, produttore dell’intero album.

TRACKLIST:

EPIC: il tono ”epico”, come da titolo, per annunciare un cambio di rotta. “Una vita in bilico, un libro epico, fine primo capitolo”.La canzone scritta da Baby K e Tiziano Ferro sa di pezzo autocelebrativo molto diffuso nel rap nostrano.

“SOLO” E’ SOLO UNA PAROLA: nel libro “Trent’anni e una chiacchierata con papà” ad un certo punto Ferro esordisce con “forse l’uomo non è proprio un animale solitario”.   Questa potrebbe essere stata una sensazione passeggera causata dalle emozioni contrastanti di quel periodo della sua vita, perché in realtà ribadisce più volte nelle interviste che lui ha bisogno di stare solo e assorto nei suoi pensieri (“ti piace stare solo ma a me molto più di te”).

IL MESTIERE DELLA VITA: veniamo alla title track. Una canzone che tratta del rapporto con un’altra persona, dei sogni lasciati a metà, del desiderio del ritorno (“Se vuoi tornare ok…torna davvero perché se torni tu io ritornerò com’ero”) e del desiderio di pace (“lascia che sia il mestiere della pace”)

VALORE ASSOLUTO: a detta di molti questa è la canzone più bella dell’album, io non la ritengo la migliore perché, come accade negli album degni di questo nome, non ci sono canzoni che emergono, ma è l’interezza dell’album ad emergere. Siamo troppo condizionati dalle singole canzoni e dalla ricerca di immediatezza che non abbiamo più la pazienza di ascoltare, dall’inizio alla fine, un album ben scritto e prodotto. Scritta insieme a Emanuele Dabbono.

IL CONFORTO: ecco il duetto con Carmen Consoli che, a dir la verità, mi ha stupito sul piano musicale, ma non su quello del duetto in sé. Pur venendo da mondi cantautorali simili, non avrei mai visto un duetto tra i due su un testo ricco di pathos. Ho dovuto ricredermi. Questo secondo singolo funziona e le due voci sono perfette insieme. Scritto da Emanuele Dabbono con Tiziano Ferro.

LENTO/VELOCE: ritornello fresco e pop, la base musicale è più spinta e il ritmo incalzante, tanto da essere già stato bollato da molti come tormentone estivo (7 mesi prima dell’inizio dell’estate, quanto corre la stampa italiana!). Scritta da Emanuele Dabbono con Tiziano Ferro.

TROPPO BENE (PER STARE MALE): parole di perdono per un amore che è troppo tardi da recuperare, perché ormai chi lo ha vissuto sta troppo bene per tornare indietro. La musica pur accompagnando un testo riflessivo è concitata e ritmata al punto giusto per coprire un effetto ballata che avrebbe spezzato il ritmo del disco.

MY STEELO: altro duetto, stavolta con Tormento dei Sottotono. In tv, nel panorama musicale, nel mondo del cinema, stiamo rivivendo un rewind degli anni ’90 e non poteva mancare nell’album un tuffo in quegli anni in cui Tiziano Ferro era sconosciuto ai più e accompagnava i Sottotono in tour nel ruolo di corista. Sicuramente da elogiare questo pezzo di vita portato dopo anni in musica con affetto e stima reciproca dei due artisti, visto che molti cantanti preferiscono omettere o dimenticare gli esordi, anche se secondari.

POTREMMO RITORNARE: non riguarda la fine di un amore, come sottolineano i tipici giornalisti musicali italiani per i quali conta più il gossip della musica (Sanremo docet). E’ la storia di un’amicizia o, come l’ha definita Ferro, “una relazione, perché le relazioni non possono riguardare unicamente la sfera amorosa, ma l’amore è un’attitudine universale”

ORA PERDONA: forse un’altra riflessione riguardante un rapporto di amicizia e di quanto sia difficile recuperarla data la distanza (Los Angeles-Latina?). Intima ma orecchiabile e ritmata.

CASA E’ VUOTA: una delle mie preferite dell’album. Adattamento italiano di un brano scritto da autori statunitensi con cui Ferro (che firma il testo italiano) ha collaborato.

LA TUA VITA INTERA: forse la mia preferita dell’album. La base elettro mai invadente diventa tutt’uno con la voce calda del cantante di Latina.

QUASI QUASI: non posso farci nulla ma più la ascolto e più mi convinco che sia la “Temple bar” di questo disco. Il brano, presente in “Centoundici”, è jazz, ma in “quasi quasi” rivedo quell’andatura riflessiva che la rende più somigliante di quanto possa apparire.

Il nuovo di Tiziano Ferro non è un album semplice e facilmente comprensibile ad un primo ascolto.Consiglio quindi di ascoltarlo una seconda volta per intero e vedrete che inizierà a girare meglio. E’ un insieme di collaborazioni, evoluzioni e passi avanti che raramente si intravedono sul pianeta musicale italiano. E’ un nuovo stacco e una rilettura metrica e compositiva molto simile a quello che fece nel (non troppo) lontano 2001 con “Rosso Relativo”.

In basso il link de “Il mestiere della vita” su Spotify, e più in basso il video di una performance live dei Sottotono in cui è presente Tiziano Ferro nelle vesti di corista.

Buon ascolto.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...