Festival di Sanremo 2017: ascolta le canzoni e leggi commenti e pagelle.

di Armando Castellano

 

Si è conclusa da poco l’edizione numero 67 del Festival di Sanremo e come sempre si iniziano a tirare le somme di quello che, come ogni anno, è l’unico evento,al pari dei Mondiali di calcio, in grado di catalizzare l’attenzione degli italiani.

Inizio col dire che questo festival è stato  confezionato davvero in maniera impeccabile da Carlo Conti in veste di Direttore Artistico: dinamico, variegato e soprattutto attento alle tematiche sociali.

La presenza degli invisibili, dalla band “I Ladri di Carrozzelle” (gruppo musicale composto da ragazzi e ragazze affetti da disabilità che alla vigilia del Festival,tra l’altro, ha perso un componente per suicidio) fino a coloro che lavorano in prima linea per aiutare i terremotati (protezione civile e vigili del fuoco in primis), spesso dimenticati dai mass media.

L’impegno nel sociale di Conti è conosciuto ai più, ma non è semplice sfiorare argomenti delicati come questi senza cadere nel retorico e banale, puramente per questioni di share; nonostante la complessità, le toccanti storie sono scivolate via con la giusta attenzione e leggerezza.

Tra gli ospiti da segnalare Tiziano Ferro, esibitosi con la cover di Tenco “Mi sono innamorato di te” e con i primi due singoli estratti dal nuovo album; Paola Cortellesi e Antonio Albanese per la presentazione del loro nuovo film in uscita nei cinema italiani; Mika con un medley dei suoi successi e il suo bellissimo discorso sul razzismo e le differenze; Robbie Williams, non per il bacio a stampo con la De Filippi, ma per la sua bella performance; Diletta Leotta (ma chi?), giornalista sportiva della piattaforma Sky, che sale sul palco dell’Ariston con un vestito (che ha scaturito non poche discussioni) inadatto ad una persona invitata sul palco per parlare di cyberbullismo.

 

L’edizione dei record, come ci teneva a sottolineare giustamente mamma Rai, è stata una buona vetrina per tutte le sfumature della nostra società, con le giuste attenzioni verso i più deboli e coloro che, solitamente, non fanno notizia.

Ma passiamo alla gara vera e propria iniziando da un appunto sui Giovani: non credo che abbia vinto la canzone migliore, per me le migliori erano state già (ingiustamente) eliminate nelle serate precedenti. Perché? Credo che la risposta sia da ricercare nella scarsa attenzione degli italiani nella comprensione di testi e i messaggi presenti nei brani. Pensate davvero che Gabbani abbia vinto perché chi ha ascoltato la canzone ha capito anche il relativo testo? Non credo. Siamo ormai fruitori di musica usa e getta e che dopo un po’ tende a seccarci. E’ successo lo stesso con “Vieni a ballare in Puglia” di Caparezza d’altronde: un tema forte come quello dei morti sul lavoro e sull’Ilva di Taranto, interpretato dalla massa come canzoncina estiva da ballare e canticchiare quando in realtà lo scopo era molto più elevato.

Per compilare le pagelle ho voluto attendere un giorno in più, per permettermi di riascoltare le canzoni e attendere qualche dichiarazione dei cantanti in gara riguardo le loro fatiche presentate all’Ariston.

 

NESLI E ALICE PABA, “DO RETTA A TE”: VOTO 4.     Di Francesco Tarducci, Orazio Grillo

Una canzone banale, vecchio stile e non nelle corde di Nesli.

RAIGE E GIULIA LUZI, “TOGLIAMOCI LA VOGLIA”: VOTO 3.     Di Alex Vella, Antonio Iammarino, Luca Chiaravalli, Sergio Vallarino

Somiglia molto a quelle canzoni inedite che si ascoltano nelle fiction Rai, in cui, immaginate la scena, il protagonista di turno si accinge a cantare sul palco con l’amica che è in ritardo ma entra a sorpresa, a canzone iniziata, tra gli applausi del pubblico. In più l’aggravante è il rap piacione per attirare giovani.

GIUSY FERRERI,”FA TALMENTE MALE”: VOTO 5,5.      Di Paolo Catalano, Fabio Clemente, Roberto Casalino, Alessandro Merli

Il testo è un po’ retorico ma la base è piacevole e sicuramente radiofonica, un ritorno alle origini per la Ferreri. Di sicuro meritava più di altri di raggiungere la finale di sabato.

RON, “L’OTTAVA MERAVIGLIA”: VOTO 5.     Di Rosalino Cellamare, Mattia Del Forno, Francesco Caprara, Emiliano Mangia

Non è la miglior canzone di Ron, ma presentarla al Festival per lanciare il suo album di inediti, cantati insieme ad altri colleghi, il cui ricavato andrà interamente alla ricerca per la SLA è di certo un nobile intento.

AL BANO, “DI ROSE E DI SPINE”: VOTO 5,5.     Di Maurizio Fabrizio, Katia Astarita, Albano Carrisi

Vincitrice del premio “Miglior arrangiamento”, questa canzone non si discosta molto dallo stile di Carrisi, ma di certo non è una delle sue (solite) canzoni presentate nelle più recenti avventure sanremesi del cantante pugliese.

GIGI D’ALESSIO, “LA PRIMA STELLA”: VOTO 6.   Di Luigi D’Alessio

Arriviamo alla sufficienza con Gigi D’Alessio, lasciando da parte le simpatie o antipatie a riguardo, che merita almeno un ascolto per un testo dedicato alla madre scomparsa e decisamente intimistico. In questo Sanremo mi ritrovo d’accordo con lui anche per le parole spese contro la cosidetta Giuria di qualità che realmente di interpretazione della qualità musicale ha ben poco. Inserite dal prossimo anno chi capisce realmente di musica e non chi viene chiamato solo perché definito fashion o fighettino milanese.

CLEMENTINO, “RAGAZZI FUORI”: VOTO 4.   Di Clemente Maccaro, Fabio Bartolo Rizzo, Pablo Miguel Lombroni Capalbo, Stefano Tognini

Sinceramente? Basta con questo rap forzato e di “periferia”. Esistono altre forme di comunicazione musicale oltre al rap e dopo tanti anni di bombardamento mediatico, ormai il rap italiano non ha più nulla da dire se non parolacce e frasi retoriche.

ALESSIO BERNABEI, “NEL MEZZO DI UN APPLAUSO”: VOTO 5.    Di Roberto Casalino, Dario Faini, Vanni Casagrande

Canzone piaciona e orecchiabile, ma non come quella presentata lo scorso anno. Tipica musica che apprezzano i discografici per vendere qualche copia ed entrare in rotazione radiofonica.

CHIARA, “NESSUN POSTO E’ CASA MIA”: VOTO 3.    Di Niccolò Verrienti, Carlo Verrienti

Non ci siamo proprio. Sembra che faccia sempre le stesse canzoni ripetute nei vari Sanremo.

MARCO MASINI, “SPOSTATO DI UN SECONDO”: VOTO 7,5.    Di Marco Masini, Diego Calvetti, Sergio Vallarino

Masini è una certezza: moderno, bel testo e grinta.

LODOVICA COMELLO, “IL CIELO NON MI BASTA”: VOTO 2.     Di Federica Abbate, Antonino Di Martino, Dario Faini, Fabrizio Ferraguzzo

Fa il verso ad Elisa ma non sa neanche come farlo. Sarebbe stato meglio lasciare spazio a qualcun altro in gara tra i Big.

MICHELE ZARRILLO, “MANI NELLE MANI”: VOTO 6,5.    Di Michele Zarrillo, Giampiero Artegiani

Un testo alla Zarrillo, che parla d’amore, ma orecchiabile.

SAMUEL, “VEDRAI”: VOTO 8.     Di Samuel Umberto Romano, Riccardo Onori, Christian “Noochie” Rigano

Una bella canzone ritmata, meritava più attenzione ma sicuramente avrà modo in radio e nelle classifiche di sgomitare nelle zone più alte.

BIANCA ATZEI, “ORA ESISTI SOLO TU”, VOTO 6,5.    Di Francesco Silvestre

Si sente l’impronta dell’autore, ma cantata da una donna risulta meno urlata e sicuramente più piacevole.

ELODIE, “TUTTA COLPA MIA”, VOTO 4.    Di Emma Marrone, Oscar Angiuli, Giovanni Pollex, Francesco Cianciola

Prodotto dei talent e una voce come tante. Passa inosservata.

FABRIZIO MORO, “PORTAMI VIA”, VOTO 7,5.    Di Fabrizio Mobrici, Roberto Cardelli

Uno dei migliori autori italiani. Meritava di più nella classifica finale.

SERGIO SYLVESTRE, “CON TE”, VOTO 5,5.    Di Giorgia Todrani, Stefano Maiuolo, Sergio Sylvestre

Bella voce, bella canzone scritta con Giorgia, ma non riesce a convincermi fino in fondo.

PAOLA TURCI, “FATTI BELLA PER TE”, VOTO 7,5.    Di Paola Turci, Giulia Anania, Luca Chiaravalli, Davide Simonetta

Bella canzone, mi aspettavo di vederla sul podio.

 

MICHELE BRAVI, “IL DIARIO DEGLI ERRORI”, VOTO 6,5.    Di Federica Abbate, Giuseppe Anastasi, Cheope

Brano carino ma penso per lui, come per altri giovani in gara, che dovrebbe tirare fuori il ritmo e l’energia che questa canzone non possiede. Comprendo le riflessioni e l’intimità di certi brani, ma ascoltare alcune atmosfere come questa è un po’ deprimente.

 

ERMAL META, “VIETATO MORIRE”, VOTO 7,5.   Di Ermal Meta

Il testo intenso in cui si parla di un argomento delicato come la violenza domestica merita molto ed è giustamente stato premiato dalla critica, ma il terzo posto finale credo lo meritassero altri brani in gara.

FIORELLA MANNOIA, “CHE SIA BENEDETTA”, VOTO 7.   Di Erika Mineo, Salvatore Mineo

La testimonianza più recente che i bookmakers portino tanta sfiga. Meglio sempre non partire favoriti. Per quanto riguarda la canzone, carina, ma già ascoltarla più volte mi ha stancato. Non sono d’accordo col secondo posto.

FRANCESCO GABBANI, “OCCIDENTALI’S KARMA”, VOTO 9.   Di Francesco Gabbani, Filippo Gabbani, Fabio Ilacqua, Luca Chiaravalli

Non ho messo un voto così alto per salire sul carro del vincitore, ma sin dalla prima serata ero convinto che questo brano avesse tutte le carte in regola per la vittoria: ironia, simpatia e ritmo. Questa è l’unica canzone in gara a sollevare di un livello questo Sanremo 2017 e come è giusto che sia ha vinto.

 

 

 

 

 

 

 

Calcutta a Latina

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Venerdì 22 aprile al Palaroller di Latina si è esibito il cantautore Calcutta in uno show che sapeva di chiacchierata tra amici anziché di vero e proprio concerto.
8 euro più 2 euro di prevendita magari potevano regalare qualcosa di più, nonostante un ottima band ad accompagnarlo e un bell’impatto vocale, ma credo che fosse anche questa la scelta dell’artista latinense, cioè creare uno spettacolo più vicino al pubblico (2 canzoni,tra le più famose, ripetute fino allo sfinimento).
Nonostante questi piccoli dettagli si è trattato di un evento piuttosto vivace, frequentato da giovani appartenenti a svariate categorie sociali, sintomo della capacità di Calcutta di arrivare a fette di mercato differenti.
Se avrà un futuro roseo nel mondo musicale non possiamo saperlo, di certo la sua ironia e la simpatia delle canzoni fanno parte ormai della scena di quel cantautorato alternativo italiano che trova le sue radici nell’Italia del centro-sud, forse la più problematica a livello socio-economico e da cui emergono più facilmente artisti che ne raccontano i difetti e il decadimento.
Non possiamo che augurargli un grosso in bocca al lupo.

– Armando Castellano –

9 mosse per diventare il nuovo Steve McCurry

Si scherza, manco a dirlo di Steve McCurry ne esiste uno.

Non ha certo bisogno di presentazioni. Americano classe 1950, ha vinto tutti i più prestigiosi premi internazionali, dal Robert Capa Gold Medal al National Press Photographers Award, oltre a ben quattro volte il primo premio del World Press Photo. Conosciuto per i suoi reportage sul National Geographic è uno dei fotografi più amati e conosciuti di tutti i tempi. L’immagine della ragazza afghana è diventata un’icona. Un’immagine che racchiude l’essenza dei ritratti di McCurry, specchio di emozioni,dolori, paure, speranze. Certo non sarà facile ma il sito di fotografia COOPH ha realizzato un video in cui dà nove consigli per migliorare la composizione delle fotografie, basati sugli scatti di McCurry.

Natale con i tuoi,Pasqua con chi vuoi, Pasquetta con la pioggia.

matisse-ita Nessuna profezia, nessuna scienza e nessuna vecchia nonnina potrebbe sconfiggere il malocchio che si abbatte da secoli e secoli sul weekend pasquale. La pioggia è l’unica sorpresa che troveremo nel nostro uovo di Pasqua. Messi da parte gli arnesi per il miglior pic-nic della stagione, rinviato a data da destinarsi cerchiamo di capire cosa si potrebbe fare di interessante. Escludendo gite fuori porta, parleremo di arte, mostre interessanti vicino casa. Alle Scuderie del Quirinale di Roma è stata inaugurata la mostra di Matisse, che sarà aperta fino al 21 giugno. Sono esposte oltre novanta opere del pittore e scultore francese: dipinti di nature morte, ritratti, paesaggi e acqueforti provenienti dai più importanti musei del mondo. Nello specifico la mostra ,si concentra soprattutto sull’ influenza che l’Oriente ebbe sulle opere di Matisse, attraverso i colori e lo stile dell’arabesco. 11252_881592585245574_2275619471173450096_n Al Chiostro del Bramante invece, troveremo una mostra interamente dedicata al pittore russo Marc Chagall. Oltre 140 opere,tra dipinti, disegni e stampe raccontano il pittore e la moglie,fonte d’ispirazione,collegando la vita di Chagall direttamente ai suoi lavori.L’esposizione ruota intorno alle esperienze personali dell’artista e ai temi centrali della sua poetica; la cultura ebraica ( da cui provengono le sue origini) i cui simboli (la capra allegoria di speranza e fiducia, la capanna che ricorda la celebrazione della festa dopo l’Esodo, l’asino legato ai diversi momenti biblici, il suonatore di violino figura presente nelle maggiori feste religiose ebraiche) sono sempre presenti nei suoi quadri,la rappresentazione delle figure degli innamorati e dell’amata moglie.