Page 2 of 21

Festival di Sanremo 2017: ascolta le canzoni e leggi commenti e pagelle.

di Armando Castellano

 

Si è conclusa da poco l’edizione numero 67 del Festival di Sanremo e come sempre si iniziano a tirare le somme di quello che, come ogni anno, è l’unico evento,al pari dei Mondiali di calcio, in grado di catalizzare l’attenzione degli italiani.

Inizio col dire che questo festival è stato  confezionato davvero in maniera impeccabile da Carlo Conti in veste di Direttore Artistico: dinamico, variegato e soprattutto attento alle tematiche sociali.

La presenza degli invisibili, dalla band “I Ladri di Carrozzelle” (gruppo musicale composto da ragazzi e ragazze affetti da disabilità che alla vigilia del Festival,tra l’altro, ha perso un componente per suicidio) fino a coloro che lavorano in prima linea per aiutare i terremotati (protezione civile e vigili del fuoco in primis), spesso dimenticati dai mass media.

L’impegno nel sociale di Conti è conosciuto ai più, ma non è semplice sfiorare argomenti delicati come questi senza cadere nel retorico e banale, puramente per questioni di share; nonostante la complessità, le toccanti storie sono scivolate via con la giusta attenzione e leggerezza.

Tra gli ospiti da segnalare Tiziano Ferro, esibitosi con la cover di Tenco “Mi sono innamorato di te” e con i primi due singoli estratti dal nuovo album; Paola Cortellesi e Antonio Albanese per la presentazione del loro nuovo film in uscita nei cinema italiani; Mika con un medley dei suoi successi e il suo bellissimo discorso sul razzismo e le differenze; Robbie Williams, non per il bacio a stampo con la De Filippi, ma per la sua bella performance; Diletta Leotta (ma chi?), giornalista sportiva della piattaforma Sky, che sale sul palco dell’Ariston con un vestito (che ha scaturito non poche discussioni) inadatto ad una persona invitata sul palco per parlare di cyberbullismo.

 

L’edizione dei record, come ci teneva a sottolineare giustamente mamma Rai, è stata una buona vetrina per tutte le sfumature della nostra società, con le giuste attenzioni verso i più deboli e coloro che, solitamente, non fanno notizia.

Ma passiamo alla gara vera e propria iniziando da un appunto sui Giovani: non credo che abbia vinto la canzone migliore, per me le migliori erano state già (ingiustamente) eliminate nelle serate precedenti. Perché? Credo che la risposta sia da ricercare nella scarsa attenzione degli italiani nella comprensione di testi e i messaggi presenti nei brani. Pensate davvero che Gabbani abbia vinto perché chi ha ascoltato la canzone ha capito anche il relativo testo? Non credo. Siamo ormai fruitori di musica usa e getta e che dopo un po’ tende a seccarci. E’ successo lo stesso con “Vieni a ballare in Puglia” di Caparezza d’altronde: un tema forte come quello dei morti sul lavoro e sull’Ilva di Taranto, interpretato dalla massa come canzoncina estiva da ballare e canticchiare quando in realtà lo scopo era molto più elevato.

Per compilare le pagelle ho voluto attendere un giorno in più, per permettermi di riascoltare le canzoni e attendere qualche dichiarazione dei cantanti in gara riguardo le loro fatiche presentate all’Ariston.

 

NESLI E ALICE PABA, “DO RETTA A TE”: VOTO 4.     Di Francesco Tarducci, Orazio Grillo

Una canzone banale, vecchio stile e non nelle corde di Nesli.

RAIGE E GIULIA LUZI, “TOGLIAMOCI LA VOGLIA”: VOTO 3.     Di Alex Vella, Antonio Iammarino, Luca Chiaravalli, Sergio Vallarino

Somiglia molto a quelle canzoni inedite che si ascoltano nelle fiction Rai, in cui, immaginate la scena, il protagonista di turno si accinge a cantare sul palco con l’amica che è in ritardo ma entra a sorpresa, a canzone iniziata, tra gli applausi del pubblico. In più l’aggravante è il rap piacione per attirare giovani.

GIUSY FERRERI,”FA TALMENTE MALE”: VOTO 5,5.      Di Paolo Catalano, Fabio Clemente, Roberto Casalino, Alessandro Merli

Il testo è un po’ retorico ma la base è piacevole e sicuramente radiofonica, un ritorno alle origini per la Ferreri. Di sicuro meritava più di altri di raggiungere la finale di sabato.

RON, “L’OTTAVA MERAVIGLIA”: VOTO 5.     Di Rosalino Cellamare, Mattia Del Forno, Francesco Caprara, Emiliano Mangia

Non è la miglior canzone di Ron, ma presentarla al Festival per lanciare il suo album di inediti, cantati insieme ad altri colleghi, il cui ricavato andrà interamente alla ricerca per la SLA è di certo un nobile intento.

AL BANO, “DI ROSE E DI SPINE”: VOTO 5,5.     Di Maurizio Fabrizio, Katia Astarita, Albano Carrisi

Vincitrice del premio “Miglior arrangiamento”, questa canzone non si discosta molto dallo stile di Carrisi, ma di certo non è una delle sue (solite) canzoni presentate nelle più recenti avventure sanremesi del cantante pugliese.

GIGI D’ALESSIO, “LA PRIMA STELLA”: VOTO 6.   Di Luigi D’Alessio

Arriviamo alla sufficienza con Gigi D’Alessio, lasciando da parte le simpatie o antipatie a riguardo, che merita almeno un ascolto per un testo dedicato alla madre scomparsa e decisamente intimistico. In questo Sanremo mi ritrovo d’accordo con lui anche per le parole spese contro la cosidetta Giuria di qualità che realmente di interpretazione della qualità musicale ha ben poco. Inserite dal prossimo anno chi capisce realmente di musica e non chi viene chiamato solo perché definito fashion o fighettino milanese.

CLEMENTINO, “RAGAZZI FUORI”: VOTO 4.   Di Clemente Maccaro, Fabio Bartolo Rizzo, Pablo Miguel Lombroni Capalbo, Stefano Tognini

Sinceramente? Basta con questo rap forzato e di “periferia”. Esistono altre forme di comunicazione musicale oltre al rap e dopo tanti anni di bombardamento mediatico, ormai il rap italiano non ha più nulla da dire se non parolacce e frasi retoriche.

ALESSIO BERNABEI, “NEL MEZZO DI UN APPLAUSO”: VOTO 5.    Di Roberto Casalino, Dario Faini, Vanni Casagrande

Canzone piaciona e orecchiabile, ma non come quella presentata lo scorso anno. Tipica musica che apprezzano i discografici per vendere qualche copia ed entrare in rotazione radiofonica.

CHIARA, “NESSUN POSTO E’ CASA MIA”: VOTO 3.    Di Niccolò Verrienti, Carlo Verrienti

Non ci siamo proprio. Sembra che faccia sempre le stesse canzoni ripetute nei vari Sanremo.

MARCO MASINI, “SPOSTATO DI UN SECONDO”: VOTO 7,5.    Di Marco Masini, Diego Calvetti, Sergio Vallarino

Masini è una certezza: moderno, bel testo e grinta.

LODOVICA COMELLO, “IL CIELO NON MI BASTA”: VOTO 2.     Di Federica Abbate, Antonino Di Martino, Dario Faini, Fabrizio Ferraguzzo

Fa il verso ad Elisa ma non sa neanche come farlo. Sarebbe stato meglio lasciare spazio a qualcun altro in gara tra i Big.

MICHELE ZARRILLO, “MANI NELLE MANI”: VOTO 6,5.    Di Michele Zarrillo, Giampiero Artegiani

Un testo alla Zarrillo, che parla d’amore, ma orecchiabile.

SAMUEL, “VEDRAI”: VOTO 8.     Di Samuel Umberto Romano, Riccardo Onori, Christian “Noochie” Rigano

Una bella canzone ritmata, meritava più attenzione ma sicuramente avrà modo in radio e nelle classifiche di sgomitare nelle zone più alte.

BIANCA ATZEI, “ORA ESISTI SOLO TU”, VOTO 6,5.    Di Francesco Silvestre

Si sente l’impronta dell’autore, ma cantata da una donna risulta meno urlata e sicuramente più piacevole.

ELODIE, “TUTTA COLPA MIA”, VOTO 4.    Di Emma Marrone, Oscar Angiuli, Giovanni Pollex, Francesco Cianciola

Prodotto dei talent e una voce come tante. Passa inosservata.

FABRIZIO MORO, “PORTAMI VIA”, VOTO 7,5.    Di Fabrizio Mobrici, Roberto Cardelli

Uno dei migliori autori italiani. Meritava di più nella classifica finale.

SERGIO SYLVESTRE, “CON TE”, VOTO 5,5.    Di Giorgia Todrani, Stefano Maiuolo, Sergio Sylvestre

Bella voce, bella canzone scritta con Giorgia, ma non riesce a convincermi fino in fondo.

PAOLA TURCI, “FATTI BELLA PER TE”, VOTO 7,5.    Di Paola Turci, Giulia Anania, Luca Chiaravalli, Davide Simonetta

Bella canzone, mi aspettavo di vederla sul podio.

 

MICHELE BRAVI, “IL DIARIO DEGLI ERRORI”, VOTO 6,5.    Di Federica Abbate, Giuseppe Anastasi, Cheope

Brano carino ma penso per lui, come per altri giovani in gara, che dovrebbe tirare fuori il ritmo e l’energia che questa canzone non possiede. Comprendo le riflessioni e l’intimità di certi brani, ma ascoltare alcune atmosfere come questa è un po’ deprimente.

 

ERMAL META, “VIETATO MORIRE”, VOTO 7,5.   Di Ermal Meta

Il testo intenso in cui si parla di un argomento delicato come la violenza domestica merita molto ed è giustamente stato premiato dalla critica, ma il terzo posto finale credo lo meritassero altri brani in gara.

FIORELLA MANNOIA, “CHE SIA BENEDETTA”, VOTO 7.   Di Erika Mineo, Salvatore Mineo

La testimonianza più recente che i bookmakers portino tanta sfiga. Meglio sempre non partire favoriti. Per quanto riguarda la canzone, carina, ma già ascoltarla più volte mi ha stancato. Non sono d’accordo col secondo posto.

FRANCESCO GABBANI, “OCCIDENTALI’S KARMA”, VOTO 9.   Di Francesco Gabbani, Filippo Gabbani, Fabio Ilacqua, Luca Chiaravalli

Non ho messo un voto così alto per salire sul carro del vincitore, ma sin dalla prima serata ero convinto che questo brano avesse tutte le carte in regola per la vittoria: ironia, simpatia e ritmo. Questa è l’unica canzone in gara a sollevare di un livello questo Sanremo 2017 e come è giusto che sia ha vinto.

 

 

 

 

 

 

 

Michelle Obama e il discorso di addio alla Casa Bianca.

A cura di Armando Castellano

Immagine copertina: New York Times

Fonte: La Stampa

 

 

Ci tengo a riportare un estratto del discorso di Michelle Obama tenutosi venerdì 6 gennaio 2017 e pubblicato dal quotidiano La Stampa di Torino.

La semplicità e la speranza nelle parole dell’unica first lady di spessore di tutta la storia americana devono servirci da spunto per dare il meglio di noi stessi.

Ecco a voi i passaggi chiave:

“Quando ci venne l’idea di lanciare il «Reach Higher» avevamo un chiaro obiettivo in mente: rendere l’istruzione superiore attrattiva. Abbiamo deciso di cambiare il punto di vista su quel che significa, in questo Paese, avere successo. Perché, dobbiamo essere onesti, se mettiamo sempre sotto i riflettori i nostri atleti professionisti, gli artisti, o le stelle di Hollywood, se sono questi gli unici successi che celebriamo, allora perché dovremmo aspettarci che i ragazzi guardino al college come ad una priorità?

Per questo, abbiamo deciso di capovolgere il copione e accendere un grande riflettore sull’istruzione. Siamo molto orgogliosi di quel che la nostra amministrazione ha fatto per rendere l’istruzione superiore più accessibile.

Oggi, la percentuale di diplomati è ai massimi storici, più giovani che mai si sono iscritti al college.

Con la fine della mia permanenza alla Casa Bianca, non posso pensare ad un messaggio migliore da lanciare ai nostri giovani, da First Lady. Dunque, mi rivolgo a tutti i ragazzi che sono in questa stanza, o che ci stanno guardando: sappiano che questo Paese appartiene a loro. Se voi o i vostri genitori siete immigrati, sappiate che siete parte della fiera tradizione dell’America, quell’infusione di nuove culture, di talenti e idee, generazione dopo generazione, che ha reso grande la nostra nazione sulla Terra.

Se la vostra famiglia non ha molti soldi, voglio ricordarvi che in questo Paese un sacco di gente – compresi io e mio marito – ha cominciato con molto poco. Ma con il duro lavoro e una buona educazione, nulla è impossibile, anche diventare Presidente degli Stati Uniti. Questo è il sogno americano.

E se siete credenti, sappiate che anche la diversità religiosa è una parte importante della tradizione americana. Se siete musulmani, cristiani, ebrei, hindu o sikh, queste religioni stanno insegnando ai nostri giovani la giustizia, la compassione, l’onestà. Avete diritto ad essere esattamente chi siete.

Ma voglio essere chiara. Questo diritto non vi è stato regalato. Deve essere guadagnato ogni singolo giorno. Non potete dare la libertà per scontata. Fin d’ora, dovete prepararvi a far contare la vostra voce, dovete essere informati e impegnati come cittadini, a dare il vostro contributo. Significa ricevere la migliore istruzione possibile, in modo da pensare criticamente, esprimervi chiaramente, trovare un buon lavoro, supportare la famiglia, essere una forza positiva per la comunità.

Quando incontrate degli ostacoli – e ve lo garantisco, li incontrerete – e pensate di mollare tutto, voglio che ricordiate ciò cui io e mio marito abbiamo fatto appello quando abbiamo iniziato questo viaggio, quasi un decennio fa, cioè il potere della speranza. Ecco il mio messaggio finale da First Lady ai giovani. Voglio che sappiate che siete importanti. Dunque, non abbiate paura. Mi sentite, giovani? Siate concentrati, determinati, pieni di speranza. Rendetevi forti con una buona istruzione, esprimetela e usatela per costruire un Paese degno di promesse illimitate. Sappiate che sono con voi, faccio il tifo per voi e lavorerò per sostenervi per il resto della mia vita.”

 

Kindle: si,no, forse

Indubbiamente il cartaceo regala emozioni uniche; il profumo di un libro nuovo, il rumore della carta, la libreria piena di libri è qualcosa di insostituibile ma dobbiamo cedere il passo alla tecnologia. L’ebook, ammettiamolo è una valida alternativa al cartaceo eppure questo non vuol dire sostituirlo o peggio ancora eliminarlo del tutto.

Eppure i lettori digitali in Italia sono ancora pochi, il libro cartaceo non sta subendo grossi danni. La differenza fra Kindle o qualsiasi altro lettore di ebook  è principalmente nella tecnologia utilizzata per il display: lo schermo di un Kindle o di un altro ebook reader è basato sulla tecnologia e-ink  “inchiostro elettronico“che per la sua caratteristica di alta persistenza permette da una parte di creare un’esperienza di lettura molto simile  a quella della stampa tradizionale e dall’altra di mantenere la carica della batteria di un dispositivo come il Kindle per settimane grazie a un bassissimo consumo.

feature-techspecs-_v325412488_-280x300

L’acquisto dei titoli nella gigantesca libreria di Amazon può avvenire da computer, usando la connessione al sito di Amazon.it sia direttamente dal Kindle o dall’app.

Gli eBook costano poco rispetto ad un libro di carta in media, il 40% in meno.L’idea di avere centinaia di libri sempre con sé, poterli leggere e acquistarli con un semplice “click” ha trasformato gli ebook reader in compagni di svago. Semplice ed intuitivo ma sopratutto vantaggioso. Motivo in più per cedervi no?

 

RECENSIONE DEL NUOVO ALBUM DI TIZIANO FERRO “IL MESTIERE DELLA VITA”.

di Armando Castellano

A cinque anni di distanza dal precedente album di inediti (“L’amore è una cosa semplice”) torna  Tiziano Ferro. E’ uscito venerdi’ 2 dicembre 2016 “Il mestiere della vita” composto da tredici brani di varia natura ma collegati per gran parte da basi elettroniche: sono presenti ballate, mid-tempo e up-tempo.

Chi attendeva una raccolta più vicina alle sonorità tipiche della musica leggera italiana, che proseguisse il percorso del precedente disco di inediti, potrebbe esserne deluso.

Tiziano Ferro fortunatamente ha deciso di prendere le distanze dallo stampo “Made in Italy” e chissà se inconsciamente il primo pezzo, scritto in collaborazione con Baby K, non parli proprio della frattura con la precedente raccolta.

La “fine di un capitolo”,menzionando le parole presenti nella sopracitata canzone, potrebbe riguardare molte sfaccettature del mondo del cantautore di Latina:

– la chiusura del contratto con la casa discografica Emi nel 2011 (divenuta parte del gruppo “Vivendi Universal” assieme a Universal Music, Warner Music e Sony Music) e la firma di un contratto di collaborazione editoriale con la Sugar di Caterina Caselli;

– la frattura con le sonorità dei due dischi precedenti che erano decisamente più acustici e meno artificiosi, anche se il cantante pontino parla del primo singolo “Potremmo ritornare” come del diretto discendente di “Alla mia età”;

– il cambio di residenza dalla grigia Londra al sole di Los Angeles;

– il ritorno alle abitudini passate di scrivere canzoni di getto e senza avere la pressione delle scadenze contrattuali.

E’ proprio questo il punto fermo di tutte le canzoni.

Ci troviamo di fronte ad una serie di brani coraggiosi e allo stesso tempo intimistici e freschi scaturiti dal contenuto piuttosto vicino a “Rosso Relativo” e “Centoundici” e non mi riferisco alla musica che trascina le parole ma mi riferisco alla composizione: le parole si fanno più personali e vissute rispetto a testi per la maggior parte generici che troviamo in “Alla mia età” e in “L’amore è una cosa semplice”.

E’ qui che sta la differenza con gli altri cantautori italiani: solitamente più passa il tempo e più la scrittura tende a diventare banale e priva di personalizzazione, mentre questo album sembra quasi l’erede del suo secondo lavoro in studio.

In realtà potrebbe essere definito il terzo capitolo della carriera di Tiziano Ferro e non il secondo, come tiene a sottolineare lo stesso Ferro:

– “Rosso Relativo” e “Centoundici” raccoglievano le problematiche sentimentali, psicologiche e fisiche di un ragazzo che si trovava ad un bivio tra l’adolescenza (si, perché secondo recenti studi la fase adolescenziale terminerebbe a 25 anni) e l’età adulta e quella ricerca di identità che caratterizza un po’ tutti alla soglia del quinto anno di scuola superiore;

– “Nessuno è solo” e “Alla mia età” invece sono album di transizione che si discostano dai precedenti per sonorità, pur sempre con qualche richiamo (vedi “Stop dimentica”), ma nei testi restano sulla loro scia;

– “L’amore è una cosa semplice” somiglia a quanto di più simile alla musica leggera italiana, di quella buona ovviamente, da esportazione, ma iniziamo a trovare testi di chi vive domande esistenziali tipiche dei trentenni e Ferro fa più riferimento alla sua generazione che a se stesso;

– Questo è l’album della terza fase, quella della maturità, della consapevolezza e della padronanza delle tempistiche di scrittura e di revisione in studio dei brani, cosa davvero vicinissima a quelle canzoni che lo hanno reso famoso in mezzo mondo.

Ecco cosa rappresenta il nuovo album: il ritorno alla freschezza e all’ ingenuità del passato remoto della discografia del cantautore di Latina.

Iniziando dalla copertina che a detta di chi l’ha realizzata rappresenta il cammino onirico e vissuto di Ferro attraverso le allegorie delle figure presenti: Los Angeles sullo sfondo, un elefante che rappresenta nell’interpretazione dei sogni l’idea di forza (in questo caso si suppone si tratti della forza interiore di Ferro), un aereo che sorvola la città simbolo dei numerosi viaggi del cantante, ad esempio quelli effettuati nel periodo in cui studiava in Messico e prendeva aerei costantemente per restare in pari con gli esami universitari, e molte altre metafore,  la scelta di collaborare e fare da mentore a giovani autori (Emanuele Dabbono su tutti che firma “Valore assoluto”, “Il conforto” e “Lento/veloce”) e quel bisogno di isolarsi dal caos e dallo stress pur restandoci dentro, vedi la scelta di trasferirsi a Los Angeles per proseguire la collaborazione con Michele Canova ,trasferitosi lì, produttore dell’intero album.

TRACKLIST:

EPIC: il tono ”epico”, come da titolo, per annunciare un cambio di rotta. “Una vita in bilico, un libro epico, fine primo capitolo”.La canzone scritta da Baby K e Tiziano Ferro sa di pezzo autocelebrativo molto diffuso nel rap nostrano.

“SOLO” E’ SOLO UNA PAROLA: nel libro “Trent’anni e una chiacchierata con papà” ad un certo punto Ferro esordisce con “forse l’uomo non è proprio un animale solitario”.   Questa potrebbe essere stata una sensazione passeggera causata dalle emozioni contrastanti di quel periodo della sua vita, perché in realtà ribadisce più volte nelle interviste che lui ha bisogno di stare solo e assorto nei suoi pensieri (“ti piace stare solo ma a me molto più di te”).

IL MESTIERE DELLA VITA: veniamo alla title track. Una canzone che tratta del rapporto con un’altra persona, dei sogni lasciati a metà, del desiderio del ritorno (“Se vuoi tornare ok…torna davvero perché se torni tu io ritornerò com’ero”) e del desiderio di pace (“lascia che sia il mestiere della pace”)

VALORE ASSOLUTO: a detta di molti questa è la canzone più bella dell’album, io non la ritengo la migliore perché, come accade negli album degni di questo nome, non ci sono canzoni che emergono, ma è l’interezza dell’album ad emergere. Siamo troppo condizionati dalle singole canzoni e dalla ricerca di immediatezza che non abbiamo più la pazienza di ascoltare, dall’inizio alla fine, un album ben scritto e prodotto. Scritta insieme a Emanuele Dabbono.

IL CONFORTO: ecco il duetto con Carmen Consoli che, a dir la verità, mi ha stupito sul piano musicale, ma non su quello del duetto in sé. Pur venendo da mondi cantautorali simili, non avrei mai visto un duetto tra i due su un testo ricco di pathos. Ho dovuto ricredermi. Questo secondo singolo funziona e le due voci sono perfette insieme. Scritto da Emanuele Dabbono con Tiziano Ferro.

LENTO/VELOCE: ritornello fresco e pop, la base musicale è più spinta e il ritmo incalzante, tanto da essere già stato bollato da molti come tormentone estivo (7 mesi prima dell’inizio dell’estate, quanto corre la stampa italiana!). Scritta da Emanuele Dabbono con Tiziano Ferro.

TROPPO BENE (PER STARE MALE): parole di perdono per un amore che è troppo tardi da recuperare, perché ormai chi lo ha vissuto sta troppo bene per tornare indietro. La musica pur accompagnando un testo riflessivo è concitata e ritmata al punto giusto per coprire un effetto ballata che avrebbe spezzato il ritmo del disco.

MY STEELO: altro duetto, stavolta con Tormento dei Sottotono. In tv, nel panorama musicale, nel mondo del cinema, stiamo rivivendo un rewind degli anni ’90 e non poteva mancare nell’album un tuffo in quegli anni in cui Tiziano Ferro era sconosciuto ai più e accompagnava i Sottotono in tour nel ruolo di corista. Sicuramente da elogiare questo pezzo di vita portato dopo anni in musica con affetto e stima reciproca dei due artisti, visto che molti cantanti preferiscono omettere o dimenticare gli esordi, anche se secondari.

POTREMMO RITORNARE: non riguarda la fine di un amore, come sottolineano i tipici giornalisti musicali italiani per i quali conta più il gossip della musica (Sanremo docet). E’ la storia di un’amicizia o, come l’ha definita Ferro, “una relazione, perché le relazioni non possono riguardare unicamente la sfera amorosa, ma l’amore è un’attitudine universale”

ORA PERDONA: forse un’altra riflessione riguardante un rapporto di amicizia e di quanto sia difficile recuperarla data la distanza (Los Angeles-Latina?). Intima ma orecchiabile e ritmata.

CASA E’ VUOTA: una delle mie preferite dell’album. Adattamento italiano di un brano scritto da autori statunitensi con cui Ferro (che firma il testo italiano) ha collaborato.

LA TUA VITA INTERA: forse la mia preferita dell’album. La base elettro mai invadente diventa tutt’uno con la voce calda del cantante di Latina.

QUASI QUASI: non posso farci nulla ma più la ascolto e più mi convinco che sia la “Temple bar” di questo disco. Il brano, presente in “Centoundici”, è jazz, ma in “quasi quasi” rivedo quell’andatura riflessiva che la rende più somigliante di quanto possa apparire.

Il nuovo di Tiziano Ferro non è un album semplice e facilmente comprensibile ad un primo ascolto.Consiglio quindi di ascoltarlo una seconda volta per intero e vedrete che inizierà a girare meglio. E’ un insieme di collaborazioni, evoluzioni e passi avanti che raramente si intravedono sul pianeta musicale italiano. E’ un nuovo stacco e una rilettura metrica e compositiva molto simile a quello che fece nel (non troppo) lontano 2001 con “Rosso Relativo”.

In basso il link de “Il mestiere della vita” su Spotify, e più in basso il video di una performance live dei Sottotono in cui è presente Tiziano Ferro nelle vesti di corista.

Buon ascolto.

 

Una mamma per amica, attesa finita

Rory e Lorelai Gilmore sono tornate.

 

Si ok oggi c’è il black friday ma è anche il giorno del grande ritorno delle  Gilmore Girls.

luke-lorelai-una-mamma-per-amica

Una mamma per amica è tornato, su  Netflix ci sono 4 nuove puntate da 90 minuti che vanno a comporre l’8° stagione. Gli infiniti spoiler, non rovineranno nulla. Chi ha amato la serie tv di Amy Sherman-Palladino che ha segnato un’epoca della televisione ha motivo di festeggiare. Mamma e figlia,pronte a nuove avventure a Stars Hollow, con le loro battute esilaranti e le loro tazze di caffè bollente.

La serie si era conclusa con la partenza di Rory e, a quanto pare, la ragazza farà ritorno a Stars Hollow 10 anni dopo. Nel trailer ufficiale si vedono Rory e madre Lorelay (Lauren Graham) in cucina sedute al tavolo intente a fare una conversazione tipica della serie. Rory, per tutto questo tempo ha vissuto a Londra, tutti i suoi progetti e sogni sono stati infranti. Come se tutto ciò non bastasse ora è venuto a mancare il nonno. Lorelay, invece, sarà alle prese con il suo fidanzamento con Luke.

Raffaela Russo

Recensionando: Animali notturni

A Tom Ford deve piacere davvero molto il ritmo di Lynch, le sue trame intricate e quelle strade buie, a noi invece piace tanto Jake Gyllenhall.

Ansia e inquietudine, personaggi e ambientazioni riconducono a uno stile tipicamente americano, strade buie, personaggi introversi, animali notturni è questo. La trama ruota attorno a Susan Morrow, è una curatrice d’arte di Los Angeles, conduce una vita agiata ma vuota insieme al marito Hutton Morrow, con il quale ha un rapporto di pura apparenza. Durante un weekend, mentre il marito è via per un viaggio di lavoro, Susan riceve un pacco inaspettato nella cassetta delle lettere, si tratta di una bozza del romanzo, scritto dal suo ex marito. il titolo del libro è appunto “Animali notturni” a lei dedicato. Edward, il suo ex marito incoraggia Susan tramite un biglietto e a leggere il libro e a chiamarlo. Il romanzo è dedicato a lei ma il contenuto è violento e devastante. Susan è molto colpita dalla scrittura di Edward e non può fare a meno di ricordare i momenti più intimi della loro storia d’amore. Tra le pagine del romanzo Susan sempre più chiaramente percepisce una minaccia velata, molto aggressivo ed eccessivo ciò la costringe a rivalutare le scelte fatte.

42633.jpg

 

Un film assolutamente consigliato. Trasmette un’estrema estetizzazione dei corpi proprio come si nota dall’apertura del film, che ricorda moltissimo Paolo Sorrentino e il suo stile, vestiti perfetti ed impeccabili, con intenti oscuri ed estremamente noir.

Chi è la vittima? chi è il carnefice?

Raffaela Russo

Before the flood: riusciremo a cambiare rotta prima che sia troppo tardi?

Tutti e dico tutti, dovrebbero  vedere questo documentario. National Geographic ha messo a disposizione sul suo canale YouTube Before the Flood, il docu-film sull’ambiente visibile in streaming gratuito fino al 6 novembre.

Punto di non ritorno – Before the Flood non è un film di paura anche se per certi versi potrebbe sembrarlo. Si tratta di un documentario diretto da Fisher Stevens incentrato sul cambiamento climatico tema caro a Di Caprio. Il documentario ha richiesto circa tre anni di lavoro.Tra i produttori c’è Martin Scorsese.

Quali sono le cause del riscaldamento globale? Siamo ancora in tempo per invertire il processo? Perchè ci si oppone alle verità scientifiche? In qualità di messaggero di pace delle Nazioni Unite con delega al clima, Leonardo Di Caprio ci racconta l’impatto devastante del cambiamento climatico sul nostro pianeta. Pechino soffocata dall’inquinamento, antiche foreste boreali in Canada completamente distrutte, isole sommerse, politiche migratorie sono già in atto per garantire alle famiglie di trasferirsi, le isole del Pacifico sono a rischio.

Di Caprio è uno degli attori più sensibili al tema del riscaldamento globale: la sua fondazione ambientalista Leonardo Di Caprio Foundation è attiva dal 1998 e ha donato finora decine di milioni di euro. Lui stesso ha parlato del pericolo del riscaldamento globale nel suo discorso alla cerimonia degli Oscar 2016, quando ha vinto il premio come miglior attore per Revenant. Manca il supporto popolare, manca l’interesse , politico ma anche personale, del cittadino.

Se può farlo la Cina può farlo anche il resto del mondo no?

Raffaela Russo